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Educar evangelizando y evangelizar educando

 

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III Seminario de Formación de Educadores

30/11/2013: Casa general

Los días 15 y 16 de noviembre de 2013 tuvo lugar en la Casa general de los Hermanos Maristas, en Roma, el III Seminario de formación de educadores, promovido por la Comisión de Educación de la Unión de Superiores y Superioras Generales (UISG/USG). Participaron 53 representantes de 32 curias generales. El Instituto Marista estuvo representado por los Hermanos Pietro Bettin, Chris Wills, Jorge Sánchez Kopper y João Carlos do Prado, Secretario de la Comisión de Educación de la UISG/USG.

El tema del seminario fue: “educar evangelizando y evangelizar educando en la escuela”. Los objetivos del seminario fueron: conocer y compartir la realidad de la evangelización en la escuela a partir de las diversas realidades del mundo; compartir prácticas adecuadas de evangelización en la escuela; reflexionar juntos buscando los elementos y caminos comunes de la evangelización en la escuela.

El día 15 hubo cuatro paneles de reflexión sobre el tema, con las siguientes perspectivas: a) Australia, Europa y América del Norte – Hno. Emili Turú, Superior General de los Hermanos Maristas; b) América Latina – Hna. María Luisa Berzosa, Hijas de Jesús; c) África – Sr. Dr. Narcisse Talla Tankam, miembro de la Fundación BLAS en África, para los derechos a la educación en el continente; d) Asia – Hna. Monica Joseph, Superiora General de las Hermanas de Jesús María. Por la tarde los participantes tuvieron la oportunidad de conocer y escuchar a Monseñor Vincenzo Zani, Arzobispo Secretario de la Congregación para la Educación Católica, de la Santa Sede, que habló sobre el nuevo documento para la educación católica y la organización de un Congreso Mundial de Educación Católica, en 2015, con la intención de alentar la escuela católica.

El día 16 hubo una mesa redonda con los jóvenes Nello Manna (Italia); Xavi (España) y Peter (Hungría) que compartieron su experiencia como alumnos de escuelas católicas e hicieron recomendaciones para el futuro. Al final de la mañana hubo la presentación del Secretario General de la OICE, ya que tenían cuatro representantes en el seminario. La OICE presentó la red social para las escuelas católicas: “admovi.me” y también la importancia de la articulación y trabajo en la red.

El Seminario concluyó con el agradecimiento del P. Pedro Aguado, Superior General de los Padres Escolapios y Presidente de la Comisión de Educación de la UISG/USG.

Doc PDF

* Evaluación Seminario de Educación 2013 - English | Español | Français | Italiano
* Caminos de futuro para la escuela Católica hoy - English | Español | Français | Italiano
* Sugerencias para 2014 - English | Español | Français | Italiano
* Desafíos  - English | Español | Français | Italiano


UISG – Commissione Educazione
Fratelli Maristi – EUR
15 novembre 2013

Le scuole cattoliche nel mondo di oggi:
educare evangelizzando ed evangelizzare educando.
Sfide e prospettive

Introduzione

Ringrazio P. Pedro Aguado per l’invito a partecipare a questo incontro con la Commissione dell’Educazione della UISG e USG. Ringrazio per questa occasione molto importante per la Congregazione per l’Educazione Cattolica di mantenere vivo il contatto con coloro che ricoprono una grande responsabilità nell’ambito dell’educazione in tutto il mondo.
Sappiamo che molte delle 205.000 scuole cattoliche presenti in tutti i continenti sono gestite dalle Congregazioni Religiose. E siamo ben consci che la presenza delle istituzioni scolastiche in paesi dove i cattolici sono una minoranza è un grande contributo alla nuova evangelizzazione.
Siamo, inoltre, in attesa dell’Esortazione Apostolica post-sinodale di Papa Francesco, che raccoglie e rilancia il risultato dei lavori del Sinodo del 2012 sulla nuova evangelizzazione. Anche questo prossimo documento sarà un ulteriore incentivo al nostro lavoro per le giovani generazioni.
In questo mio intervento, vorrei fare il punto della situazione così come la vediamo dal nostro punto di vista, grazie agli incontri periodici con i Vescovi che vengono in visita “ad limina” e che ci riferiscono anche dello “status quaestionis” dell’educazione. Inoltre, vorrei informare di alcune prospettive future sulle quali il Dicastero sta lavorando.

1. Anno della Fede e “nuova evangelizzazione”

Il 14 settembre 2012, in vista dell’apertura dell’Anno della fede (11 ottobre 2012-24 novembre 2013), indetto da Sua Santità Benedetto XVI, il nostro Dicastero ha scritto a tutte le Conferenze Episcopali del mondo per chiedere di promuovere iniziative particolari finalizzate ad attuare quanto papa Benedetto XVI aveva scritto nella Lettera apostolica Porta fidei. Egli, infatti, aveva voluto, con tale iniziativa mettere ancora una volta in primo piano «l’esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo» (n.n. 1-2). Pertanto, sottolineava la necessità di «un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione» (n. 7). Come punti di riferimento principali per aiutare ogni credente a confessare la fede, a celebrarla nella liturgia e a testimoniarla con la vita, sono stati indicati gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, a cinquant’anni dalla sua indizione, e uno dei suoi frutti più importanti, il Catechismo della Chiesa Cattolica, a venti anni dalla sua promulgazione.  
Per incarico del Papa, la Congregazione per la Dottrina della Fede, in accordo con i competenti Dicasteri della Santa Sede e con il contributo del Comitato per la preparazione dell’Anno della fede, aveva pubblicato una Nota (6 gennaio 2012) con alcune indicazioni pastorali per vivere questo tempo di grazia a livello di Chiesa universale, di Conferenze Episcopali e di Diocesi con riferimento alle parrocchie, comunità, associazioni e movimenti.
La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha partecipato con piena convinzione a questo avvenimento, nella grande comunione della Chiesa, attraverso iniziative nell’ambito della propria competenza, e delle Università cattoliche ed ecclesiastiche e delle Scuole cattoliche.
Ovviamente, l’attenzione a questi temi da sviluppare nelle scuole cattoliche è stata sollecitata ai Vescovi perché promuovessero eventi nelle Chiese particolari. Il nostro Dicastero ha concluso il lavoro di preparazione del documento, da tempo allo studio, e che avrà come titolo: Educazione al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore. Esso sarà pubblicato nelle prossime settimane e porterà la data del 28 ottobre 2013, anniversario dell’approvazione della Dichiarazione conciliare Gravissimum educazionis.
Insieme al documento era nostro desiderio pubblicare anche un Libro bianco sulle migliori pratiche in questo ambito. Faremo qualcosa, ma in un formato molto semplice e ridotto perché non abbiamo trovato una convinta collaborazione nella ricerca delle esperienze, nonostante la nostra continua richiesta ed insistenza.
Questo ci rende sempre più convinti che dovremo continuare a sviluppare i nostri rapporti di conoscenza e di collaborazione affinché il lavoro straordinario, generoso e qualificato che le scuole cattoliche svolgono nel mondo sia più conosciuto e valorizzato.

2. Sfide da affrontare

Nel suo ultimo rapporto all’Assemblea annuale dell’OIEC, il Segretario generale di questo importante organismo che coordina le scuole cattoliche presenti in quasi tutti i continenti, enumera una serie di sfide per le scuole cattoliche nel mondo. Alla luce dello scenario che emerge da tale rapporto, vorrei mettere in evidenza alcune tra le prospettive che vengono elencate in esso. Si tratta di sfide importanti che emergono nella diversità delle situazioni e devono essere affrontate tenendo conto di questa stessa diversità. Le sei sfide che mi sembrano fondamentali sono le seguenti:

* L’identità cattolica
* L’antropologia cristiana
* La formazione dei formatori
* La qualità dell’educazione e la formazione integrale
* L’accesso a tutti
* L’educazione al dialogo e al rispetto reciproco

a) identità cattolica
Di fronte alla pressione della globalizzazione e della secolarizzazione che invade un po’ tutti i continenti, si vede la necessità di sviluppare progetti educativi ben fondati sulla visione cristiana. Ricordiamo qui il documento della Congregazione, La scuola Cattolica (del 1977) che afferma: “Nel progetto educativo della Scuola Cattolica il Cristo è il fondamento (…) nel Cristo, l’Uomo perfetto, tutti i valori umani trovano la loro realizzazione piena e quindi la loro unità” (n. 34).
Occorre sottolineare che l’identità cattolica non si può definire in un modo chiuso e rigido, oppure che si adatti ai diversi luoghi dove si trova. Si tratta di una identità aperta alle molteplici sfumature del Vangelo e ai tanti aspetti che sono implicati nel campo educativo e nell’ambito della vita concreta della comunità scolastica. Rimane di fondamentale importanza che la scuola cattolica imposti un proprio specifico progetto educativo che abbia possibilmente tra le sue finalità anche i seguenti aspetti: la trasmissione della fede cristiana, la conoscenza del Vangelo, del Magistero, il contatto con Dio nella vita della preghiera e nella vita sacramentale. Senza queste attenzioni la scuola cattolica si svuota della sua essenza, si separa da chi le dà il suo vero scopo e il suo “sapore”. Diventa una scuola tra le altre, forse a volte più costosa e con un esito scolastico migliore. Ma ciò non basta.
Invece la fede trasmessa e vissuta, se è autentica, avrà conseguenze sull’ambiente della scuola, sulle relazioni tra i suoi membri, e sulle iniziative intraprese, e faciliterà la creazione di “un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità” (Gravissimum educationis, n. 8). Il documento della Congregazione sulla Dimensione religiosa dell’educazione nella scuola cattolica (del 1988) dedica la sua seconda parte alla dimensione religiosa dell’ambiente, dicendo ad esempio come questa “si manifesta attraverso l'espressione cristiana di valori, quali la parola, i segni sacramentali, i comportamenti, la stessa presenza serena e amica, accompagnata da amabile disponibilità. Da questa testimonianza quotidiana gli alunni capiranno quale sia l'originalità dell'ambiente a cui è affidata la loro giovinezza. Se così non fosse, poco o nulla rimarrebbe di una scuola cattolica”. 
Attraverso i vari contatti, le visite e le informazioni che riceve la Congregazione per l’Educazione Cattolica, constatiamo che esiste un po’ dovunque lo sforzo per rinnovare e consolidare l’identità cattolica delle scuole, in particolare nei paesi di antica cristianità e segnati dalla secolarizzazione. Mentre abbiamo anche notizie di certi paesi, spesso meno “sviluppati” economicamente, in cui la dimensione religiosa costituisce il centro della vita della scuola.

b) sfida antropologica
Nella situazione attuale di marcato relativismo, Benedetto XVI non soltanto esortava a ritrovare la ricchezza dell’antropologia “cristiana”, ma chiamava anche i responsabili delle nazioni a non perdere un patrimonio antropologico “comune” senza il quale è difficile capire che “uomo” si vuole educare. Cito, a tale proposito, proprio Benedetto XVI che, nel suo discorso del dicembre 2012 ai nuovi ambasciatori, diceva: “Esorto i governi a contribuire con coraggio al progresso della nostra umanità, favorendo l'educazione delle nuove generazioni grazie alla promozione di una solida antropologia, base indispensabile per qualsiasi educazione autentica, e conforme al patrimonio naturale comune”.
Questa è senza dubbio una sfida fondamentale, che punta alla necessaria profondità e solidità della concezione dell’uomo e dei processi relativi alla sua formazione. Egli ha parlato, infatti, dei presupposti sui quali si fondano sia il senso dell’educare sia i metodi pedagogici. Questi principi coinvolgono non soltanto la scuola ma anche l’università e il mondo della ricerca.

c) formazione dei formatori
Possiamo pensare che la ricchezza di una antropologia solida ha anche e prima di tutto la sua importanza nella formazione dei docenti: questa è la sfida collegata a quella precedente, e possiamo dire che forse è la più acuta, la più importante. Infatti, è chiaro che, come si legge nella Gravissimum educationis, “dipende essenzialmente da loro [cioè dai formatori] che la scuola cattolica sia in grado di realizzare i suoi scopi e le sue iniziative” (GE, 8). E, continua la Dichiarazione conciliare: “Essi dunque devono prepararsi scrupolosamente, per essere forniti della scienza sia profana che religiosa” (ibid.). Incontriamo molto spesso nella Congregazione gruppi di docenti o direttori che confermano questa necessità di formazione. A volte sono gli stessi docenti, particolarmente quelli più giovani, i quali hanno ricevuto una formazione insufficiente nella fede cristiana, a chiedere di essere aiutati sia per la loro vita personale che per svolgere in modo più qualificato la loro professione in ambito pedagogico.
A tale proposito si stanno sviluppando iniziative che hanno come oggetto non soltanto una formazione teorica nella fede, una trasmissione di conoscenze, ma propongono anche una interiorizzazione della fede a livello personale mediante ritiri o altre iniziative di carattere spirituale. Questa dimensione, che era stata un po’ dimenticata in passato, sta diventando essenziale affinché gli insegnanti possano trasmettere agli alunni, e sempre più spesso alle famiglie, una fede vissuta.
Un aspetto specifico, in tale contesto, è la formazione dei laici nelle scuole delle congregazioni religiose dove le vocazioni sono diventate scarse. I direttori e i docenti sono sempre più spesso persone laiche, e una buona formazione li può aiutare senz’altro a mantenere la ricchezza del carisma ricevuto dai fondatori delle congregazioni educative.
Non dobbiamo dimenticare che in certi paesi in via di sviluppo si deve curare in modo speciale anche la formazione professionale dei docenti nel loro specifico ambito di insegnamento, perché non hanno sempre tutte le possibilità concrete e la facilità di formarsi nel modo adeguato.

d) qualità dell’educazione
La qualità dell’educazione deve sempre essere un obiettivo da curare, ricordando bene che la scuola cattolica, se non è prima di tutto “scuola”, e non riproduce gli elementi caratterizzanti della scuola, non può essere scuola “cattolica” (La scuola cattolica, 25).
Allo stesso tempo questa qualità non deve essere ricercata solamente secondo criteri che riguardano l’acquisizione di competenze pedagogiche, professionali e tecniche, come si tende a fare oggi in ambito educativo. La scuola cattolica ha come compito una educazione “integrale” che comprende la ricerca della verità, la trasmissione dei valori, l’educazione del giudizio personale, della libertà, della capacità di iniziativa. Del resto dobbiamo notare che queste dimensioni devono far parte del patrimonio comune del mondo educativo, e non solo di quello cattolico. La particolarità della scuola cattolica dovrà essere “l’attuazione della sintesi tra fede e vita nella persona dell’alunno” (La scuola cattolica, 45), l’apprendimento di “un processo di continua conversione” (ibid.), la scoperta del dialogo con Dio e di “una specifica vocazione in solidarietà con gli altri uomini” (ibid.). Si può notare, dunque, che tutte le competenze sviluppate prendono senso in questa visione d’insieme della persona umana, dell’uomo da formare per raggiungere la pienezza di quello che è in quanto figlio di Dio e fratello di Gesù Cristo.
La qualità e le esigenze pedagogico-didattiche sono ovviamente necessarie e non si possono ignorare. Ma queste esigenze, che poi si esprimono anche nella corsa al successo e ai diplomi, come fattori predominanti che occupano ogni spazio e procedura della vita scolastica, non devono sovrastare l’educazione intesa anche come il “tempo per Dio”, come lo spazio di crescita e di maturazione piena della personalità degli studenti.
A volte le scuole cattoliche si trovano in difficoltà, dal punto di vista della qualità pedagogica, e si appiattiscono sui modelli della scuola pubblica, che hanno più mezzi a disposizione e stipendi più elevati. Laddove lo Stato non aiuta la scuola libera, i docenti cattolici ben formati sono più facilmente attratti dagli stipendi più alti che i loro colleghi ricevono nella scuola pubblica e diventa difficile per la scuola cattolica mantenere un buon livello e garantire la continuità del corpo docente.

e) accesso a tutti
La mancanza dei mezzi economici è un ostacolo anche per quanto riguarda l’accesso di tutti all’educazione. L’ideale della scuola cattolica è di dare una educazione di ottima qualità a tutti, e in particolare a quelli che non hanno la possibilità di averla. Per questo scopo sono nate tante scuole cattoliche, proprio per rispondere a una reale necessità.
Oggi le scuole cattoliche sono presenti in posti incredibili: piccoli paesi di montagna della Tailandia, scuole del Ciad dove i banchi sono tronchi d’albero sotto un tetto di paglia, foresta dell’Amazzonia, paesi dove si vive nei conflitti bellici, scuole che si dedicano in particolare alle ragazze, alle famiglie povere ed emarginate.
Questo importante obiettivo di portare l’educazione a tutti è oggi diventato un intento universale, che tra l’altro fa parte degli “Obiettivi di Sviluppo del Millennio” che le Nazioni Unite hanno proposto di raggiungere entro l’anno 2015: “rendere universale l’istruzione primaria”. La scuola cattolica sta facendo la sua parte in questo sforzo comune. Succede anche che a volte i governi fanno appello alle scuole cattoliche per raggiungere questo obiettivo, e chiedono a loro di accettare un numero sempre crescente di alunni ma senza dare i mezzi necessari per realizzare il piano strategico dell’ONU.
Accesso a tutti per la scuola cattolica significa assicurare una educazione ai valori cristiani per tutte le famiglie che lo chiedono, sia quelle che hanno i mezzi economici sia quelle più povere. Per consentire questo, si cercano le soluzioni: solidarietà, appello a benefattori e insistenza presso gli Stati affinché aiutino la scuola cattolica, e anche quella privata in generale, senza toglierle la sua libertà e senza impedire che conservi il suo carattere “cattolico”.

f) educazione al dialogo e al rispetto mutuo
Papa Francesco ha invitato la Chiesa e il mondo a pregare e ad impegnarsi per la pace. Una parte importante di questo impegno passa attraverso l’educazione. È necessario conservare, e dove occorre risvegliare, la coscienza del ruolo dell’educazione per insegnare agli esseri umani a vivere insieme nel rispetto delle differenze, e nel riconoscimento di una comune umanità che ci fa essere fratelli. Il messaggio cristiano è senza ambiguità giacché ci definisce prima di tutto come figli di un Dio e Padre comune. Un buon numero di scuole cattoliche stanno lavorando in questo campo, insegnando ai giovani di diverse religioni e culture a vivere e crescere insieme, e la Congregazione per l’Educazione Cattolica sta raccogliendo le esperienze concrete più significative circa questo aspetto che si attuano in tante parti del mondo. Speriamo di poter pubblicare un “libro bianco” che raccolga alcune delle migliori pratiche educative al dialogo e alla pace da far conoscere affinché possano ispirare altri.
In un mondo dove le tensioni identitarie aumentano, dove l’identità è intesa e vissuta come una identità chiusa, che oppone l’uno all’altro, è urgente favorire tutte le esperienze di convivenza pacifica, di scambio tra paesi, tra comunità, di conoscenza reciproca, di educazione alla fraternità universale, per imparare i valori positivi dell’altro, andare oltre ogni tipo di pregiudizio. L’amicizia tra giovani di comunità e di culture diverse è stata sempre un fattore di civiltà e di pace e le iniziative in questo senso sono fonte di speranza per il futuro.

3. Verso il 2015

         Nel 2015 ricorre il 50° della Gravissimum educationis e il 25° della Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae sulle Università Cattoliche. Sarà per la Congregazione e per tutte le istituzioni educative cattoliche nel mondo un appuntamento speciale che può essere vissuto come un’occasione per valutare la situazione dell’educazione cattolica e disegnare le strategie per un suo rilancio nei decenni futuri.
         Il nostro Dicastero ha iniziato a preparare questo evento con uno speciale Seminario di studio, nel 2012, dal quale è venuta l’idea di elaborare un Instrumentum laboris (di prossima pubblicazione). Esso verrà inviato a tutte le Conferenze Episcopali e alle Congregazioni Religiose e servirà come linea guida le varie iniziative che liberamente ognuno potrà promuovere.
         Anche l’Assemblea Plenaria dei Cardinali e Arcivescovi, Membri della Congregazione, che si terrà nel febbraio 2014, prenderà in esame le varie proposte in merito alla scadenza del 2015.
Per il 2015 per ora sono previsti due eventi importanti: un Forum che si terrà all’UNESCO, a Parigi, il 3 giungo; e un Convegno conclusivo che si pensa di fare a Roma nel novembre 2015. Per questo ultimo evento l’OIEC ha già deciso di far convergere la propria Assemblea.
         E’ nostra intenzione preparare per quel Convegno una Dichiarazione speciale sul futuro dell’educazione.

Per concludere, vorrei ringraziare per il lavoro prezioso che svolgete nei diversi paesi dove siete presenti e nell’augurare tutto il bene possibile, chiedo anche la vostra collaborazione nella preparazione degli eventi che ho indicato e soprattutto nel partecipare attivamente ad essi.

 

+ A. Vincenzo Zani
Segretario della Congregazione
per l’Educazione Cattolica

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