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13/11/2017: Italia

 

Ciao a tutti.

Prima di ogni altra cosa vi voglio parlare di Akin che ho incontrato in quest’ultimo periodo e la cui storia mi ha toccato il cuore (ad essere sincero tutti i ragazzi che incontriamo hanno alle spalle una storia per lo più tragica che meriterebbe di non essere dimenticata). Akin viveva in Costa d’Avorio in una zona dove la guerriglia è di casa e la legge è solo quella del più forte. Il papà un giorno viene ucciso e la famiglia presa di mira. Resta una sola soluzione: la fuga. Un giorno, senza avere la possibilità di vendere nulla per poter racimolare qualche soldo, la mamma e i due figli, Akin di 17 e Baba di 15, fuggono dal villaggio senza una meta precisa con il solo obiettivo di salvare la cosa più importante che possiedono: la vita. Il viaggio è lungo, è troppo lungo! Ogni giorno per- corrono tutti i chilometri necessari per raggiungere un villaggio, cercano lavoro per poter guadagnare il cibo di cui hanno bisogno per vivere e, se è possibile, raci- molare qualche soldo per continuare il viaggio. Sei braccia forti, anche quelle di Baba, che nonostante la sua giovane età non è da meno degli altri: tutti sono abituati a lavorare e a lavorare duro. Dopo interminabili tappe, un anno e due mesi, eccoli approdare in Libia. Raccontare quello che si soffre in Libia non è facile per nessuno, ma per Akin è troppo: si blocca, piange, incomincia a tremare. Lo incoraggio a superare questa difficoltà. Poi mi afferra forte e si mette a piangere … e affiora il ricordo della mamma che muore tra le sue braccia, sfinita dalle sofferenze e dalla fame e che gli affida la cosa più preziosa che ha: il figlio Baba, suo fratello. Ancora qualche mese di lavoro in Libia e poi la partenza il 15 settembre su un barcone stipato all’inverosimile. Dopo gli ultimi accordi con l’Italia gli sbarchi dalla Libia non solo sono molto rari, ma anche più rischiosi. Mentre sono in mare intravedono una nave militare che si avvicina e che comincia gettare i giubbotti salvavita. È l’inizio della fine, tutti si pre- cipitano per afferrare quell’ancora di salvezza. Akin con una mano afferra un giubbotto e con l’altra tiene stretta quella del fratello. Ma il brusco spostamento di 400 profughi fa capovolge- re il barcone. Akin fa di tutto per tenere Baba, ma non c’è nulla da fare: gli sfugge. Scende il buio e l’equipaggio della nave è sempre impegnato nel recuperare le persone, poi con il passa- re del tempo vengono raccolte alcune salme. Akin non riesce a trovare Baba né tra i vivi, né tra i morti … e si sente più che mai solo, piange e si dispera. La famiglia era cristiana e lui vuole far celebrare una messa di suffragio. L’abbiamo celebrata nella parrocchia di Città Giardino dove noi andiamo una volta la settimana per prestare il nostro servizio. Oggi è ritornato in parroc- chia per iniziare a studiare italiano. Lui parla francese e sono riuscito a fargli capire che adesso ha tre angeli custodi che gli stanno accanto e che gli daranno una mano per andare avanti … Ma tra me e me mi dico: come può un ragazzo di 17 anni che ha vissuto una tragedia del gene- re, che vive in un paese straniero di cui non conosce la cultura e la lingua … guardare con fidu- cia il futuro? Se vi ho raccontato questa storia l’ho fatto per due motivi: il primo è perché cre- do nella forza della preghiera, ed il secondo è perché sono sicuro che mi darete una mano per pregare per lui. Fin d’ora vi ringrazio.

Le attività normali hanno preso il via. Il centro di prima accoglienza di Priolo di “Casa Freedom” ci vede presenti 4 volte la settimana, per un lavoro che a prima vista sembra di alfa- betizzazione, ma che ci offre tante altre possibilità. Una volta la settimana andiamo nella par- rocchia di Città Giardino dove, assieme con alcuni volontari, tentiamo di svolgere la stessa at- tività di Casa Freedom. Una volta la settimana è poco, ma sicuramente è meglio di niente.

Anche nei due centri di Seconda accoglienza di Siracusa stiamo tentando di assicurare la nostra presenza. In queste strutture è presente in modo particolare Mario, che per alcuni aspetti sta diventando anche un punto di riferimento. Purtroppo in questi centri i cambi dei ragazzi sono frequenti e bisogna essere sempre pronti ad un Nuovo Inizio.

Abbiamo pensato di dare anche una mano ad una attività portata avanti fino a questo mo- mento dalle suore Scalabriniane che potremmo chiamare una luce nella notte. Una panetteria di Siracusa, al momento della chiusura serale ci dà tutto ciò che resta nel negozio e con questa gra- zia di Dio si va dove i ragazzi trovano rifugio du- rante la notte. La presenza di Mario in questa at- tività è di grande aiuto perché in questo modo è possibile andare nei luoghi dove le suore fino a questo momento non osavano andare, soprattutto quando erano sole.

La visita al carcere di Cavadonna è anche un appuntamento settimanale dove Ono riesce ad entrare in contatto non tanto con la povertà materiale, ma soprattutto con quella umana. Diamo anche una mano nella parrocchia di santa Rita dove le suore scalabriniane hanno orga- nizzato delle mattinate di attività: cucito, uncinetto, alfabetizzazione… In genere sono presenti ragazze madri con i loro piccoli.

Come sapete gli sbarchi al porto di Augusta sono drasticamente diminuiti. Ma sapete che solo Gabriel può entrare nel porto come volontario della Croce Rossa (naturalmente dopo aver fatto corsi su corsi), ma in questo momento Gabriel sta godendosi le sue vacanze in Brasile fi- no al 27 novembre e… ne sentiamo la mancanza.

E per finire stiamo avviando due attività che vedono Mario e Ricky come organizzatori principali e riguardano il teatro e l’arte. I ragazzi vengono a casa nostra al mattino per alcune ore di attività e poi tutti insieme prepariamo e consumiamo il pranzo.

Per interessamento del Vicario Generale della diocesi, padre Nuccio, Ono è stato invitato a Villasanta (a pochi km da Cesano) per parlare dell’esperienza che stiamo vivendo a Siracusa. Ha incontrato i giovani, alcuni seminaristi di Venegono, i bambini che si preparano alla prima comunione, le suore di Memores Domini e gli adulti della parrocchia. Una bella esperienza per Ono e che il parroco, don Alessandro, ha voluto ricompensare con una offerta consistente. I bambini poi si sono offerti di mandare quaderni, penne, matite, pennarelli… per i ragazzi che incontriamo. Ieri ci ha telefonato la BRT che c’è un bancale di materiale in arrivo. Nei quattro giorni di permanenza a Cesano Ono è stato accolto dalla comunità che, oltre ad offrirgli l’accoglienza fraterna, ha pensato bene di dargli anche un po’ di lavoro parlando alla Famiglia Marista e ai ragazzi delle terze medie.

Prima di salutarvi vogliamo dirvi che i Provinciali d’Europa (CEM) faranno il loro incontro annuale qui a Siracusa dal 20 al 24 novembre. Ci sentiamo onorati!

Un bacione ed un saluto a tutti da Gabriel, Mario, Ono e Ricky.

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