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Sobre Marcellin Champagnat

 


Laurent (Audras, Jean Claude) - 1840



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Nel 1818, il signor Champagnat, prete, era vicario a La Valla ed era molto afflitto nel vedere lignoranza che regnava nella parrocchia soprattutto tra i più giovani. Trovò parecchi bambini tra i 10 e i 12 anni che, non solo non sapevano perché si trovassero sulla terra, ma neppure che esistesse Dio. Per questo decise di fondare una Società di giovani che egli stesso istruiva e formava in tutte le virtù per renderli idonei ad istruire i fanciulli soprattutto quelli delle campagne. E siccome metteva tutta la sua fiducia in Dio non ricercò altre risorse se non quelle della Provvidenza sulla quale non ha mai contato invano.
Per prima cosa comprò una piccola casa poco distante dalla canonica. Prima vi andò ad abitare un giovane molto virtuoso, mio fratello fu il secondo ed io il terzo, Couturier chiamato fratel Antonio il quarto, poi il fratello Bartolomeo e infine il caro fratel Francesco. Per un po’ di tempo siamo rimasti in sei.
Il nostro buon Padre ci diceva sempre la messa al mattino presto. Era un nemico dichiarato dei pigri. Si alzava sempre molto presto al mattino. Dopo la messa, non perdeva mai inutilmente il tempo. Amava molto il lavoro manuale. Non si tirava mai indietro e faceva sempre i lavori più faticosi e più pericolosi. 
È lui che ha fatto tutto nella casa di La Valla. Noi facevamo qualche cosa, ma siccome nessuno di noi aveva mai fatto il muratore, ci faceva vedere come procedere e, molte volte, doveva rifare quanto avevamo fatto. Quando vi erano delle grosse pietre da trasportare era sempre e solo lui che le spostava. Noi potevamo solo caricargliele sulle spalle, e lo facevamo in due. Durante il lavoro mai perse la calma a causa della nostra inesperienza. Eravamo pieni di buona volontà, ma, bisogna riconoscerlo, eravamo davvero maldestri. Io poi superavo tutti.
Quando giungeva la sera spesso il suo vestito era stracciato e lui tutto coperto di sudore e di polvere. Quando aveva lavorato e faticato molto era particolarmente contento. L’ho visto molte volte lavorare sotto la pioggia o sotto la neve. Noi in quei frangenti lasciavamo il lavoro mentre lui continuava e spesso a testa scoperta, incurante della temperatura rigida. Il tempo che non impiegava nel lavoro manuale lo riservava alla preghiera e alla meditazione.
C’era una povera donna che non riusciva a sfamare il proprio figlio. Appena il padre Champagnat venne a conoscenza dello stato in cui si trovava, volle occuparsi personalmente del ragazzo. E nonostante fosse coperto dai vermi, lo curò nel migliore dei modi.
Nei nostri confronti manifestava una tenerezza più grande di quella che una madre può avere verso i propri figli. Ma il paragone non è esatto perché le madri sovente amano i loro figli con un amore puramente umano, mentre lui ci amava in Dio.
All’inizio eravamo molto poveri. Il pane aveva il colore della terra, ma non ci è mai mancato il necessario. Il nostro buon Superiore, come il più tenero dei padri, si prendeva cura di noi. Ricorderò sempre come si interessava di me quando era ammalato a La Valla. Veniva a trovarmi tutti i giorni e mi portava sempre qualche cosa per tirarmi su e mi faceva coraggio invitandomi a sopportare la sofferenza con pazienza e per amore di Dio.
Ci parlava spesso della sollecitudine con cui la divina Provvidenza prende cura di coloro che ripongono in lei la loro fiducia, e questo era evidente soprattutto nei nostri confronti. Ma quando ci parlava della bontà di Dio e del suo amore per noi, riusciva a trasmetterci quel fuoco divino di cui era pervaso, tanto che le sofferenze, gli impegni e le difficoltà della vita non sarebbero stati in grado di farci vacillare.
Aveva una così grande devozione alla Vergine santissima che riusciva a trasmetterla a tutti noi. Nei suoi discorsi vi erano sempre alcune espressioni di lode per questa buona Madre. Voleva che ci accostassimo ai sacramenti in tutte in tutte le sue feste e che la onorassimo con un culto speciale. Desiderava che, in ogni scuola, i Fratelli facessero il mese di Maria con tutto lo zelo possibile, per trasmettere ai bambini la stessa fiducia e la stessa devozione per la Madre di Dio. Ci ricordava spesso che se la Società faceva del bene e aumentava numericamente questo era dovuto alla Madonna. Era lei che ci aveva concesso tutti i favori e senza di lei non avremmo fatto tutti i progressi che dall’inizio fino ad oggi siamo riusciti a compiere. 
Aveva un carattere allegro e dolce, ma deciso. Sapeva inserirsi nella conversazione con parole divertenti per rallegrare il gruppo. Non l’ho mai visto a disagio con i Fratelli. A volte gli rivolgevamo delle domande davvero imbarazzanti e non solo non si è mai trovato in difficoltà per rispondere, ma lo faceva in un modo così appropriato che tutti i Fratelli ne erano contenti. 
Ha dovuto soffrire molto a causa di caratteri molto differenti e per alcuni spiriti un po’ stravaganti e molto difficili da gestire. In compenso costoro potevano essere sicuri di avere un posto speciale nelle sue preghiere, ma se dopo aver esaurito tutti i mezzi per ricondurli a Dio continuavano per la loro strada, allora non vi era altra soluzione che metterli alla porta. 

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Queste note così semplici e così ingenuesono state scritte nel 1840 dalla mano del buon fratello Lorenzo, di santa memoria.

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