26 – Dévotion populaire et théologie mariale, du 16ième siècle à Vatican II

F. Diego

08/Jun/2010

26 – La devozione popolare e la teologia mariana dal secólo XVI al Concilio Vaticano II

 

INTRODUZIONE: L’EPOCA DI S. FILIPPO NERI.

 

Volendo tracciare a grossi tratti un panorama dello sviluppo del culto e delia dottrina mariana a partiré dal secólo XVI fino al Concilio Vaticano II, si può senza violentare la realtà storica prendere le mosse da S. Filippo Neri (1515-1595), di cui il 26 maggio si celebra la festa. Fiorentino di nascita trascorse dal 1534 la sua vita in Roma, sua città adottiva, nel periodo di passaggio dallo splendore del Rinascimento, all'impronta moralizzatrice dei Papi, specie di S. Pio V. In tempi burrascosi e polemici, alieno da atteg-giamenti e problemática religiosa, la sua persona fu la testimonianza del cristiano che vive la purezza delia fede fino aile estreme conseguenze, nell'abbandono filiale a Dio ed al suo amore, come qualcosa di congénito, di connaturale. Un santo siffatto non poteva non essere trasparente; i Romani ne furono conquisi, i giovani dal fiuto sicuro gli si avvicinarono spontaneamente, gli credettero, non l'avrebbero mai lasciato partiré dal loro fianco. Fu l'apostolo delia gioia, dell'entusiasmo; il più popolare, il più genuino interprete del cristianesimo in tutta la vita, rendendolo simpático, amabile.

Con questa limpidità spirituale l'incontro con la Madonna al suo punto giusto era nell'ordine delle cose; ne fu un eccezionale devoto ed un caldo propagatore, specialmente tra i giovani, sua passione. Affidò ai suoi Padri dell'Oratorio il compito apologetico-dottrinale: egli amó ed insegnò ad amare Gesü e Maria, mettendosi alia portata della gente che l'attorniava.

 

VALORE DELLA DEVOZIONE MARIANA POPOLARE.

 

La devozione che il popólo cristiano nutre per la Madonna è un aspetto di grande valore dimostrativo e nello stesso tempo commovente del cristianesimo. Queila devozione che magari non sa giustificarsi teologicamente, ma che sorge dal cuore e che si concretizza quasi istintivamente con preghiere, con canti, con promesse, con ex-voto, cou pellegrinaggi ai sautuari di cui si punteggiano le nostre contrade, con edicole agli angoli délie strade, con immagini al capezzale del letto, e con infinite altre manifestazioni che l'amore inventivo suggerisce. Certamente i teologi potrebbero fare degli appunti, tacciare di empirismo, di esteriorità, di sentimentalismo, di ignoranza della vera natura del culto; ma si sa: la corrente della vita non risponde sempre alie catégorie dell'intelletto. Del resto, per molti la reli-gione non va oltre i confini di questi appelli del cuore e da essi traggono il contenuto del loro ambiente spirituale. Sarebbe un mortificante ed isteri-lente sforzo sollecitarli ad altri atteggiamenti.

II valore educativo, elevante di questo respiro mariano delle anime potrebbero rivelarlo gli educatori, i pastori di anime nella loro missione tanto delicata. E l'ortodossia conservata, la pratica religiosa manteuuta, la serenità nelle vicende terrene, la giocondità di vivere che generalmente accompagnano tali generazioni nel loro succedersi sono un argomento positivo della bontà di tale devozione a misura della psicologia del popólo. A prova della sua validità vorrei toccare tre fatti che mi paiono signiii-cativi e degni di considerazione.

Tre riflessioni in proposito:

a) Da Madonna stessa con le sue apparizioni, cui non si può non concederé una credenza umana, come a qualsiasi avvenimento storico, sembra avere sollecitato queste espressioni di culto chiedendo preghiere, sacrifici, erezione di santuari. I fedeli hanno risposto: Doreto, Dourdes, Fatima ed infiniti altri luoghi in tutti i continenti sono diventati centri di preghiera, di conversione. Da preghiera ! È questione di fondo per il cristiano in ordine alla salvezza, è il sigillo di autenticità di spirito religioso.

b) In momenti di particolari necessita Dio ha suscitato persone, per lo più santi per conteneré, dirigere, incrementare. Due esempi. Quando il freddo giausenistico cominciava ad invadere il culto ed allontanava le folle dalla pratica tradizioiiale, S. Alfonso de' Diguori, l'appassionato cantore della Madonna, compose le Glorie di Maria, libro tutto fiducia, tutto calore, che, in due secoli, fu ristampato nelle principali lingue circa 800 volte; e S. Grignion de Montfort scrisse il Trattato della vera Devozione, divulgazione mariana della spiritualité francese del secólo XVII, che attra-verso l'Olier si rifà al Bérulle. Non è il caso di ricordare che il nostro B. Fondatore ci lasciò in eredità le ricchezze di taie scuola francese, specialmente il culto della Madonna, ch'egli stesso assorbi nel Seminario di S. Ireneo di Dione.

c) I Papi dalla meta del secólo scorso si sono fatti promotori convinti ed efficaci della devozione alla Madonna, con una rispondenza del popólo sempre crescente. Da Pio IX, il Papa dell'Immacolata, a Deone XIII con le sue 10 Encicliche sul Rosario, a S. Pio X del "Ad Diem Ilium", in cui la Madonna è sottolineata come "Socia Christi", a Benedetto XV, che nei fran-genti della prima guerra mondiale insigni la Madonna del titolo di Regina Pacis, a Pio XI, dalla grande Encíclica per il centenario del concilio di Efeso, a Pio XII, il Papa dell'Assunta e della consacrazione della Chiesa e del Mondo al Cuore Immacolato di Maria, e dagli innumerevoli intervenu mariani, a Giovanni XXIII, il bonario commentatore dei misteri del Rosario, a Paolo VI, che al termine del Concilio proclama la Madonna Madre della Chiesa.

Se ora volessimo ricordare l'influsso della Madonna nelle attività di ordine temporale: nelle arti della pittura, scultura, architettura, teatro, musica, letteratura, filatélica, nel folclore, nella nomenclatura ecc… sarebbe impresa praticamente impossibile. Si è che la Madonna è tale un idéale umano-divino da affascinare tutti coloro che le si accostano. I titoli più vari e coloriti esprimenti sue prerogative, virtù palesanti nostre gioie, necessita, aspirazioni, le sono stati dati. De esagerazioni, le deviazioni se vi furono, non diminuiscono lo splendore dell'insieme, né meravigliano, e tanto meno turbano chi pensa ed ha esperienza degli uomini.

 

TEODOGIA MARIANA

 

A. – OPPOSIZIONE TRA LE VARÍE CONPESSIONI.

 

Parallelamente alia devozione dei fedeli, si sviluppa la teologia mariana, che dal secólo XVI in poi, assume in parte un atteggiamento derivato dalla opposizione protestantica.

Il Protestantesimo per via dei suoi principi sul processo dell'evolu-zione omogenea del dogma, sulla Tradizione, sul Magistero della Chiesa, soprattutto sulla natura della giustificazione per mezzo della fede, sulla insistenza della sola Scrittura, della sola Grazia, della sola Fede, di Dio solo, rigettò in blocco la prassi cattolica nei riguardi della Santíssima Vergine. Se i fondatori, Dutero, Calvino, Zuinglio, furono moderati e fecero ancora distinzioni, specie Lutero, i successori si radicalizzarono con il passar del tempo, e la figura della Madonna fu ridotta aile proporzioni di una donna comune, senza missione médiatrice, difettosa, indegna di qualsiasi venera-zione, nonché di culto di iperdulia, parola tanto iiivisa e tanto ridicolizzata.

A difendere la dottrina cattolica sorsero immediatamente campioni di primo piano: S. Pier Canisio, S. Roberto Bellarmino, Suarez, S. Lorenzo da Brindisi. Cosi si iniziò quella battaglia che duró più di tre secoli. Le posi-zioni dei due campi si fecero sempre più nette, si combatte veementemente da ambo le parti con tutti i mezzi e tutto si buttò nella mischia: dalle tesi ad alto livello teológico e dal rigoroso ragionamento, alla ironia, al sarcasmo, alla deformazione voluta, alla calunnia, nel rimbalzare délie reciproche accuse.

 

B. – REAVVICINENTO CON I PROTESTANT!.

 

Si deve aspettare le prime decadi del XIX secólo per un'alba di schia-rita che si levó in Inghilterra e che passo sotto il nome di Movimento di Oxford. Dapprincipio timidamente e con circospezione, poi specialmente con l'attivitá solerte ed autorevole del Cardinale Newman si resé sempre più operante in tutti i settori. Allargò la sua azione oltre i confini anglicani con lentezza ma solidamente; molti pregiudizi dall'una e dall'altra parte caddero, particularmente nei ceti intellettuali; fu un rifarsi insieme alia vSacra Scrittura in interpretazioni più aperte, il che favori un patrimonio comune ed una piattaforma per ulteriori e fecondi contatti, cosi eché nel Centenario del Movimento ci si poté congratulare del cammino percorso. II nostro secólo già cosi preparato senti fino alla sofferenza il malessere e lo scandalo dei fratelli divisi; intensificó gli incontri, i centri di studi, ed iniziò a parlare apertamente di ecumenismo con il desiderio sempre più urgente di riconciliazione, di unità delle diverse espressioni di fede cristiana.

E la mariologia? Occorre dire che la Vergine Santissima entró in parte assai notevole nel Movimento, intermediario lo Newman, e le tesi irrigidite si distesero in una interpretazione più comprensiva. È evidente comunque che nella lunga polemica con il Protestantesimo la dottrina mariana ebbe un approfondimento di qualità. I grandi temi della divina maternità, della mediazione universale cosi ferocemente attaccata dagli avversari, dei suoi personali privilegi, della sua santità furono sviscerati in tutte le loro istanze con procedimento maggiormeute scieutifico, e con un ricorso più assíduo alla Sacra Scrittura ed alia Patrística.

Dalla proclamazione del dogma della Immacolata Coiicezione una fioritura mariologica scorre lungo gli anni: opere di argomenti specifici, istituzioni di cattedre, di accademie, riunioni di Congressi, edificazioni di biblioteche, fondazioni di riviste, ecc… è un plebiscito grandioso ed unanime, coronato dalla proclamazione del dogma dell'Assunta nel 1950: fu il secólo di Maria.

È vero che da parte dei Fratelli separati ci furono allarmismi, riserve, e talora manifestazioni di iiitolleranza e drammatiche prese di posizioni. Nei più responsabili però è stata occasione di un approfondimento di studi mariani con animo più benevolo e comprensivo delle tematiche cattoliche.

 

C. – IL MONDO ORTODOSSO:

 

Mentre in Occidente questi 5 ultimi secoli sono stati cosi vivaci, la Chiesa Orientale-Ortodossa è rimasta quasi completamente chiusa in sé, con moita diífidenza e pochissimo dialogo con la Chiesa Latina. Per quanto concerne la Madonna, dopo un lungo periodo di concordia intorno al privilegio della Immacolata Concezione, si inizia un'epoca di viva discordia che andrà crescendo in proporzione del favore che le verra concesso dalla Chiesa Cattolica. Anche l'Assunzione corpórea, benché generalmente am-messa dai teologi, subirá attacchi quasi per contraccolpo della fede cattolica. Benché nella dottrina e nel culto mariani le due Chiese siano sostanzialmente sul medesimo piede, si deve constatare che la proclamazione del dúplice domina ha ancora irrigidito di più, specialmente nell'alto clero, le relazioni dell'Ortodossia con il Cattolicesimo.

Giunti alie soglie del Concilio Vaticano II, dando uno sguardo retro-spettivo, possiamo sintetizzare in 4 filoni l'essere della Madonna nella nostra religione: la teologia mariana, le definizioni e le direttive del Magi-stero, il culto litúrgico, il culto popolare. Della mariologia e del culto popolare si è fatto uno smilzo schema; gli altri due filoni sono stati tralasciati. Il tutto comunque potrebbe formare argomento appassionante di studio e ricerca per una maggiore comprensione del mistero di Maria nella Chiesa.

 

D. – IL VATICANO II.

 

Il Concilio Vaticano II nel quadruplice scopo che si è prefisso, deside-rando offrire al mondo ed in particolare ai Fratelli separati, l'immagine del vero volto della Chiesa, ha dedicato nella Costituzione Lumen Gentium, il documento appunto sulla Chiesa, il capitolo VIII a « La Beata Vergine Madre di Dio nel Mistero di Cristo e della Chiesa ». Non è il tempo ora di rammentare la storia del testo dalla fase antipreparatoria e preparatoria, alla prima sessione, alla prima intersessione, alla seconda sessione, alla seconda intersessione, ai dibattiti della terza sessione, al voto sugli emen-damenti, al voto sulle ultime modifiche, alla promulgazione.

Il documento è un segno ecuménico; si inserisce naturalmente nella rivelazione del nuovo volto della Chiesa. I Padri conciliai! erano i portavoce della cultura, delle aspirazioni, delle espressioni teologiche, ascetiche, della forma mentis, di tutte le parti del mondo. Esso si sostanzia di ramiñcazioui bibliche, patristiche, ecclesiologiche, liturgiehe, prospettive nella storia della salvezza di una solidità inoppugnabile. La sua redazione ha potuto deludere una porzione di fedeli non preparati all'orientamento decisamente assunto fin dall'inizio dall'assemblea, e che si aspettavano una conferma dello stile tradizionale dei paesi strettamcnte cattolici. Del resto nei Padri stessi emerse netta la tesi massimalista di fronte alla minimista cousapevoli delle difficoltà che avrebbe moltiplicate in paesi a pluralismo religioso. Nel confronto delle opinioni, nella maturazione delle questioni, nel temperamento di equilibrio, sotto l'azione dello Spirito Santo, in un'atmosfera di carità, si è raggiunto il giusto tono: la Madonna dal Vaticano II è uscita meno evanescente, meno idealizzata, direi meno fantástica; ma più lineare nella sua missione, più nitida nelle sue prerogative, più vicina a noi nelle prove della vita e nell'esercitazione delle virtù, con un culto forse più austero, ma certamente meglio espressivo dei suo posto presso il Cristo.

 

POSIZIONE ODIERNA DELLA CHIESA.

 

Gli Ortodossi ed i Protestanti sono stati invitati alie sedute del Concilio. Ci hanno ascoltato cou rispetto e deferenza, si sono resi conto della nostra dottrina, delle nostre posizioni. Ai vertici, malintesi si sono atrofizzati, una nuova aria si respira, ci si stima, si prega insieme, e soprattuto si auspica la riconciliazione. Tanti ostacoli, specialmente d'indole dottrinale e disciplinare si sono addizionati lungo i secoli: dobbiamo conoscerci meglio, valutare oggettivamente tutte le componenti. Il cammino sarà lungo, ma ci sianiQ messi in cammino.

Nel campo cattolico il Concilio ha portato un certo scompiglio. Non tutti erano pronti alla nuova mentalità. Da troppo tempo si era abituati ad attribuire tutti gli errori, tutti i torti all'altra parte, ai dissidenti. Il senso del possesso di tutta la verità ci aveva reso dei soddisfatti. Il fermento in atto è salutare, proviene da un organismo costituzionalmente sano in via sempre di crescita, di assestamento. Da conclusione non potra essere che positiva.

Da Madonna non sfugge alia problemática attuale. Noi stessi Fratelli Maristi accusiamo una certa difficoltà ad acclimatarci alie prospettive aperte dal capitolo VIII della Dumen Gentium. Da robustíssima devozione tradizionale nel nostro Istituto, le istanze nuove che scaturiscono dal Concilio, correnti di pensiero attuali derivanti da una dissacrazione della vita, da una diminuzione di fede, da un misconoscimento indiscriminate del passato, vogliono da noi una grande duttilità di mente, un profondo culto della venta, un equilibrio di pensiero ed un senso critico di taglia non comune.

Penso che sarebbe una sciagura per la Congregazione, un tradimento all'aspettativa della Chiesa, che ci considera una famiglia religiosa mariana con il suo specifico apostolato, e defrauderemmo ingiustamente i nostri alunni di un grande mezzo di salvezza, se dovessimo lasciare impallidire la nostra caratteristica mariana dalla esperienza spirituale, dalla missione educativa. Da nostra vita di Maristi è di amar María, servirla e propagare il culto secondo lo spirito della Chiesa, come mezzo eccellente per amare e serviré sempre più perfettamente Gesù Cristo.

F. Diego

Italia

 

 

 

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Dévotion populaire et théologie mariale, du 16ième siècle à Vatican II

 

INTRODUCTION: L'EPOQUE DE PHILIPPE DE NERI:

 

Pour tracer les grandes lignes du développement de la doctrine et du culte marials entre le 16ième siècle et Vatican II, on peut bien partir de S. Philippe Néri (1515-1595) dont la liturgie de ce jour célèbre la fête.

Florentin de naissance, il est citoyen d'adoption de Rome à partir de 1534, période où la ville passe des fastes de la Renaissance à l'action moralisatrice des papes, spécialement de Pie V. En un temps de polémiques, bien éloignées des attitudes et des problèmes religieux, il est, lui, le chrétien qui témoigne jusqu'aux extrêmes conséquences, qui vit, comme un sentiment inné, l'abandon filial à Dieu et à son amour.

Il est d'une telle transparence que les Romains sont conquis, et que les jeunes qui ont le flair pour cela, l'entourent spontanément, ont confiance eu lui, ne le lâchent plus. Il est l'apôtre de la joie, de l'enthousiasme, le plus populaire, le plus authentique interprète du christianisme total qu'il rend attirant et sympathique.

Dans cette limpidité spirituelle, il fallait s'attendre à une très judicieuse présence de la Madone. Philippe est, en effet, un exceptionnel serviteur de Marie, un ardent propagateur de sa dévotion, spécialement chez les jeunes qu'il aime tant. Laissant à ses disciples de l'Oratoire le soin de l'apologétique et de la doctrine, lui, il se contente d'aimer et d'enseigner à aimer Jésus et Marie, se mettant à la portée des gens qui l'entourent.

 

VALEUR DE LA DEVOTION MARIALE POPULAIRE.

 

La dévotion du peuple chrétien pour la Vierge est en effet un aspect du christianisme très caractéristique et très émouvant. C'est une dévotion qui ne se préoccupe guère de justification théologique: elle surgit du cœur, se concrétise comme par instinct en prières, chants, promesses, ex-votos, pèlerinages au long de nos routes, édicules aux angles de nos rues, images au chevet du lit, et tant d'autres manifestations que suggère un amour inventif. Les théologiens de métier font des remarques, parlent d'empirisme, d'extériorité, de sentimentalisme, d'ignorance de la vraie nature du culte. Mais le courant de la vie ne suit pas toujours les catégories intellectuelles. D'ailleurs, pour beaucoup, la religion ne va pas au-delà de ces appels du cœur, et c'est de là qu'ils tirent le contenu de leur vie spirituelle. Vouloir les amener de force à une autre attitude ne donnerait pas grand résultat.

La valeur éducative élevante de ce souffle marial pour les âmes, à qui revient-il de la révéler, sinon aux éducateurs et aux pasteurs d'âmes? La conservation de la saine doctrine, le maintien de la pratique religieuse, la sérénité dans les difficultés, la joie de vivre: voilà, en général, les fruits que recueillent les générations mariales. N'y a-t-il pas là, un argument qui atteste la valeur d'une dévotion située au niveau psychologique du peuple? Trois réflexions à ce sujet:

a) Il y a des apparitions de la Vierge, à qui on ne peut guère dénier une foi humaine, comme à tout événement historique. Or, dans ces apparitions, Marie demande ces expressions du culte que sont des prières, des sacrifices, des sanctuaires. Les fidèles répondent et l'on a dans tous les continents une infinité de lieux de culte, c'est-à-dire de prière et de conversion. La prière: C'est pour le chrétien une question fondamentale par rapport au salut, le sceau d'un authentique esprit religieux.

6) Dans les moments de nécessité particulière, Dieu suscite des personnes, généralement des saints pour calmer, diriger, enthousiasmer. Deux exemples. Quand le Jansénisme froid commence à envahir le culte et éloigner les foules de la pratique traditionnelle, S. Alphonse de Liguori, chantre passionné de la Madone, compose les Gloires de Marie, livre qui est toute confiance et toute chaleur. En deux siècles, il devait connaître quelque 800 éditions en diverses langues. Et S. Grignon de Montfort écrivait le Traité de la Vraie Dévotion, diffusion de l'aspect marial de la spiritualité française du 17ème siècle, qui à travers Ollier remonte à Bérulle. Le Père Champagnat nous a laissé en héritage les richesses de cette Ecole française, entre autres le culte de la Vierge dont il s'était imprégné lui-même au Séminaire S. Irénée de Lyon.

c) Les papes de la seconde moitié du siècle dernier se sont fait les promoteurs convaincus et efficaces de la dévotion à Marie, et le peuple a répondu toujours mieux. C'est Pie IX, pape de l'Immaculée, Léon XIII, avec ses 10 encycliques sur le Rosaire, S. Pie X, qui dans « Ad diem illum » présente Marie comme associée du Christ, Benoît XV qui dans les malheurs de la Première Guerre Mondiale, proclame Marie, Reine de la Paix, Pie XI, auteur de la grande encyclique pour le 15ième centenaire d'Ephèse, Pie XII, pape de l'Assomption, de la consécration de l'Eglise et du Monde au Cœur Immaculée de Marie, et d'innombrables interventions de caractère marial, Jean XXIII, sympathique commentateur des mystères du Rosaire, et Paul VI, qui, à la fin du Concile proclame Marie, Mère de l'Eglise.

Et, que dire encore de l'influence de Marie dans les activités plus «temporelles »: art, peinture, sculpture, architecture, théâtre, musique, littérature, philatélie, etc. … ? Oui, la Madone est vraiment un idéal humano-divin qui peut attirer tous ceux qui l'approchent. Les titres les plus variés, les plus colorés lui ont été donnés pour exprimer ses prérogatives, ses vertus, pour manifester notre joie, nos besoins, nos désirs. Y a-t-il eu excès, déviation? Cela ne diminue pas, en tout cas, la splendeur de l'ensemble, cela n'étonne pas et trouble encore moins celui qui réfléchit et a quelque expérience de l'humanité.

 

THEOLOGIE MARIALE

 

A. – OPPOSITIONS ENTRE LES CONFESSIONS:

 

Parallèlement à la dévotion des fidèles, se développe la théologie mariale. Depuis le 16ème siècle, elle prend une attitude qui est partiellement fonction de l'opposition protestante.

Le Protestantisme est fidèle à des principes qui concernent le processus d'évolution homogène du dogme, la Tradition, le Magistère de l'Eglise, et surtout la nature de la justification par la foi, l'insistance sur la seule Ecriture, la seule Grâce, la seule Foi, Dieu seul. Il va donc rejeter en bloc les pratiques catholiques à l'égard de la Ste Vierge. Les fondateurs, eux, sont relativement modérés et nuancés, spécialement Luther, mais les successeurs deviennent plus radicaux et la Vierge devient pour eux une femme ordinaire, sans mission médiatrice, sujette au péché; bien sûr, il n'est pas question pour eux de vénération, encore moins d'hyperdulie, terme mal vu et voué au ridicule.

Du côté catholique va surgir une brillante défense: S. Pierre Canisius, S. Robert Bellarmin, Suarez, S. Laurent de Brindes. Et, c'est le début d'une bataille de 3 siècles. La position des deux camps est de plus en plus nette. On lutte avec véhémence des deux côtés et par tous les moyens: les thèses de haut niveau théologique appuyées sur des arguments rigoureux voisinent avec l'ironie, le sarcasme, la déformation voulue, la calomnie; il s'agit d'avoir le dernier mot.

 

B. – RAPPROCHEMENTS AVEC LES PROTESTANTS.

 

Les premiers rayons d'une aube de clarté apparaissent en Angleterre dans les premières décades du 19ième siècle: c'est le mouvement d'Oxford. Débuts timides, puis, avec Newman, l'efficacité grandit dans tous les secteurs. Cette action dépasse les frontières anglicanes lentement, mais sûrement. Bien des préjugés tombent des deux côtés, spécialement dans les milieux intellectuels. On se remet ensemble à l'étude de l'Ecriture avec une interprétation plus ouverte, et on y trouve un patrimoine commun et une plateforme pour d'autres contacts féconds; et ainsi, au Centenaire du Mouvement, on pourra se féliciter du chemin parcouru. Notre siècle, ainsi préparé, ressentira jusqu'à la souffrance, le pénible scandale des Frères séparés. Et ce seront les rencontres et les cercles d'études, de plus en plus fréquents; on commencera à parler œcuménisme ouvertement avec le désir de plus en plus urgent de réconciliation et d'unité entre les diverses expressions de la foi chrétienne.

La mariologie? Il faut dire que la Sainte Vierge entre largement dans le Mouvement, grâce à Newman, et que les thèses durcies se détendent en interprétations plus compréhensives. Il est d'ailleurs évident que, dans la longue polémique avec le Protestantisme, la doctrine mariale s'approfondit et gagne en qualité. Les grands thèmes de la maternité divine, de la médiation universelle, attaqués, farouchement par l'adversaire, celui de ses privilèges personnels, de sa sainteté, sont analysés dans toutes leurs implications, avec une méthode largement scientifique et un recours plus assidu à l'Ecriture et à la Patristique.

A partir de la proclamation du dogme de l'Immaculée Conception, une floraison mariale court le long des années: œuvres à sujet spécifique, création de chaires, d'académies, congrès, bibliothèques, revues, etc. … et un plébiscite grandiose et unanime couronne tout ce mouvement: la proclamation de l'Assomption en 1950: ce siècle est le siècle de Marie.

Il est vrai que du côté des Frères séparés, il y a eu des réserves, des alarmes et ça et là des manifestations d'intolérance et des prises de position dramatiques. Mais aussi, chez les plus engagés, cela a donné lieu à un approfondissement des études mariales avec plus d'ouverture et plus de compréhension pour le point de vue catholique.

 

C. – LE MONDE ORTHODOXE.

 

Les 5 derniers siècles en Occident ont donc été assez batailleurs. Pendant ce temps, l'Eglise orientale orthodoxe restait fermée sur elle-même, très méfiante et très peu ouverte au dialogue avec les Latins. Pour ce qui concerne la Vierge, après une longue période d'accord au sujet de l'Immaculée-Conception, commençait là aussi une époque de discorde qui irait croissant avec la faveur que prenait ce titre chez les Catholiques. Même constatation pour l'Assomption. Bien que généralement admise par les théologiens, elle va subir des attaques comme par ricochet à cause de la foi catholique. En somme, pour la doctrine et le culte marials, on peut dire que les deux Eglises sont substantiellement sur le même pied, mais il faut constater que la proclamation des deux dogmes a durci, spécialement dans le haut clergé, les positions de l'orthodoxie par rapport au Catholicisme.

Au seuil de Vatican II, quand on jette un regard rétrospectif, on peut synthétiser en 4 aspects l'être de la Vierge dans notre foi: la théologie mariale, les définitions et les directives du Magistère, le culte liturgique, le culte populaire. On vient de se faire une petite idée de la mariologie et du culte populaire. Les deux autres aspects n'ont pas été traités. Il y a là un thème passionnant d'étude et de recherche pour mieux comprendre le mystère de Marie dans l'Eglise.

 

D. – VATICAN II.

 

Vatican II, par les quatre fins qu'il s'est proposées, a voulu offrir au monde et en particulier aux Frères séparés, l'image du vrai visage de l'Eglise, et c'est pourquoi, il a consacré dans le document Lumen Gentium qui traite de l'Eglise, un chapitre entier, le huitième, à « La Bienheureuse Vierge, Mère de Dieu, dans le mystère du Christ et de l'Eglise ». Il n'est pas possible ici de retracer l'histoire du texte: phase anté-préparatoire, préparatoire, première session, intersession, seconde session, seconde intersession, débats de la troisième session, vote des amendements, vote sur les dernières modifications, promulgation.

Le document est un signe œcuménique: il s'insère naturellement dans la révélation du nouveau visage de l'Eglise. Les Pères du Concile représentaient et présentaient la culture, les aspirations, l'expression théologique et ascétique, la manière de voir de toutes les parties du monde. Tout cela suppose des ramifications bibliques, patristiques, ecclésiologiques, liturgiques et des prospectives d'histoire du salut qui forment un tout d'une solidité inattaquable. Le texte a pu décevoir une partie des fidèles qui n'étaient pas préparés à l'orientation résolument prise dès le début de l'assemblée, et qui s'attendaient à une confirmation du style traditionnel des pays strictement catholiques. D'ailleurs, chez les Pères eux-mêmes, on a pu voir nettement la thèse maximaliste s'affronter à la thèse minimaliste consciente des difficultés qu'on pouvait voir se multiplier dans les pays à pluralisme religieux. Le choc des opinions, la maturation des questions, la recherche de l'équilibre, sous l'action du Saint-Esprit, et dans une atmosphère de charité, a fait trouver le ton juste: La Vierge de Vatican II en est sortie moins lointaine, moins idéalisée, moins féerique, si l'on peut dire. Sa mission est devenue, pour nous, plus claire, ses prérogatives, plus compréhensibles; elle-même était ainsi plus proche de nous dans les difficultés de sa vie et la pratique de ses vertus. Son culte devenait-il plus austère? En tout cas, il était plus susceptible de bien la placer auprès du Christ.

 

OÙ EN SOMMES-NOUS MAINTENANT DANS L'EGLISE?

 

Orthodoxes et Protestants ont été invités aux séances du Concile. Ils ont écouté et répondu avec déférence, se sont rendus compte de notre doctrine, de nos positions. Au sommet, bien des malentendus se sont dissipés, on respire un air nouveau, on s'estime, on prie ensemble, et surtout, on désire la réconciliation. Tant d'obstacles spécialement de caractère doctrinal et disciplinaire se sont ajoutés au long des siècles: il faut mieux les connaître et en apprécier objectivement les composantes. Le chemin est long, mais on s'est mis en chemin.

Du côté catholique, le Concile a apporté un peu de désarroi. Ce n'est pas tout le monde qui était prêt à la nouvelle mentalité. Il y avait trop longtemps qu'on s'était habitué à attribuer toutes les erreurs, à donner tous les torts aux autres, aux dissidents. La conviction de posséder toute la vérité nous avait rendus un peu suffisants. Le levain qui agit est salutaire; il provient d'un organisme sain en voie de croissance et d'équilibre. Le résultat ne peut qu'être positif.

 

OÙ EN SOMMES-NOUS MAINTENANT DANS L'INSTITUT?

 

La Vierge évidemment n'échappe pas à la problématique actuelle. Et nous-mêmes, Frères Maristes, nous n'arrivons pas sans quelque difficulté à nous acclimater à la prospective ouverte par le Chapitre 8 de Lumen Gentium. La très forte dévotion traditionnelle dans l'Institut, les nouvelles directives qui se dégagent du Concile, les courants de pensée actuels dérivés de la désacralisation de la vie, de la diminution de la foi, d'une méconnaissance globale du passé, exigent de nous beaucoup de souplesse, un vrai culte de la vérité, un équilibre de pensée et un sens critique peu ordinaires.

Attention! Je crois que ce serait un désastre pour la Congrégation, nous trahirions l'Eglise qui compte sur nous, qui nous considère comme une famille religieuse mariale avec un apostolat spécifique, et nous priverions injustement nos élèves d'un grand moyen de salut, si nous laissions notre caractéristique mariale s'évanouir dans notre expérience spirituelle et notre mission éducative. Notre vie mariste consiste à aimer Marie, à la servir, à propager son culte selon l'esprit de l'Eglise, comme moyen excellent d'aimer et de servir toujours plus parfaitement Jésus-Christ.

 

 

 

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Devoção marial popular e teológica do século XVI ao Vaticano II

 

INTRODUÇÃO: ÉPOCA DE S. FILIPE DE NERI.

 

Para traçar as grandes linhas do desenvolvimento da doutrina e do culto mariano entre o século XVI e o Vaticano II, podemos partir de S. Filipe de Neri (1515-1595) de quem hoje celebramos a festa litúrgica.

Nascido em Florença, aceita porém, a cidadania romana a partir de 1534, período em que a cidade caminha dos fastos do Renascimento para a ação moralizadora dos papas especialmente de Pio V. Numa época de polémicas tão longe das atitudes e dos problemas religiosos, Filipe de Neri é o cristão que leva o testemunho até às extremas conseqüências que vive como sentimento inato o abandono filial a Deus e a seu amor.

Sua vida é de autenticidade tão transparente, que conquista os romanos; e os jovens particularmente sensíveis, procuram-no espontâneamente, confiam nêle, não o largam mais. E apóstolo da alegria, do entusiasmo, o mais autêntico e popular intérprete do cristianismo total que êle torna simpático e atraente.

Nesta limpidez espiritual não podia faltar a presença muito sensata da Senhora. Com efeito, Filipe é um servo de Maria, ardente pregador de sua devoção, de modo especial entre os jovens que êle ama tanto. Deixa a seus discípulos do Oratório o cuidado apologético e doutrinal; êle contenta-se com amar e ensinar a amar Jesus e Maria, fazendo-se compreender pelas pessoas que o cercam.

 

VALOR DA DEVOÇÃO MARIANA POPULAR.

 

A piedade do povo cristão para com Maria Santíssima é um dos aspectos do cristianismo, característico e muito comovedor. É uma devoção que pouco se preocupa com a motivação teológica; surge do coração, e concretiza-se instintivamente em cantos, orações, promessas, ex-votos, peregrinações, edículos no cruzamento das ruas, imagens à cabeceira do leito, e em tantas outras manifestações que sugere um amor inventivo. Os teólogos de profissão criticam, falam de empirismo, de exterioridade, de sentimentalismo, de ignorância da verdadeira natureza do culto. Mas o decorrer da vida nem sempre atende às categorias intelectuais. Aliás, para muita gente, a religião está apenas nesses apêlos do coração, e daí tiram o conteúdo da sua vida espiritual. Querer forçá-los a outra atitude não daria grande resultado.

O valor ascético do espírito mariano sôbre as almas, a quem incumbe manifestá-lo, senão aos educadores e aos pastores de almas? Conservar a sã doutrina, manter a prática religiosa, a serenidade nas dificuldades, a alegria de viver, são geralmente os frutos que recolhem as gerações devotas de Maria. Não haverá nisto um argumento que testemunha o valor de uma devoção situada a nível psicológico do povo?

Três reflexões a respeito.

a) Algumas aparições de Maria são dignas de fé humana, como acontecimentos históricos. Orarem todas elas, a Virgem Santa pede orações, sacrifícios, santuários — que são manifestações do culto popular. Os fiéis correspondem e por isso vemos em todos os continentes inumeráveis santuários, isto é, lugares de prece e de conversão.

Rezar! E para o crente elemento básico de salvação, garantia de espírito religioso autentico.

b) Nas épocas de crise, Deus suscita pessoas, geralmente santos, para serenar dirigir e entusiasmar. Dois exemplos:

Quando o frio Jansenismo começa a invadir o público e a afastar da prática as multidões, Santo Afonso de Ligório, apaixonado cantor da Senhora, compõe as « Glórias de Maria », livro que é plena confiança, e ardente amor. Em dois séculos, viu 800 edições em várias línguas.

São Grignon de Montfort escreve o « Tratado da Verdadeira Devoção » que exprime o aspecto mariano da espiritualidade francesa do século XVII que, através de Olier, remonta a Bérulle. O Padre Champagnat deixou-nos como herança as riquizas desta Escola francesa, entre as quais o culto de Maria de que êle próprio se impregnara no Seminário de Santo Irineu em Lyon.

c) Os papas da segunda metade do século XIX até hoje foram promotores convictos da devoção a Maria. O povo correspondeu semper melhor. Pio IX, o papa da Imaculada; Leão XIII. com as 10 encíclicas sôbre o Rosário; São Pio X que, na « Ad diem ilium » apresenta Maria como associada ao Cristo; Bento XV, nas desgraças da Primeira Guerra Mundial, declara Maria Rainha da Paz; Pio XI, autor da grande encíclica sôbre o 15° centenário de Éfeso: Pio XII, o papa da Assunção, da consagração do mundo ao Coração Imaculado de Maria, e de inúmeras alocuções de caráter mariano; João XXIII, comentador atraente dos mistérios do Rosário; e Paulo VI que, no encerramento do Concílio, declara Maria Mãe da Igreja.

Que dizer da influência de Maria em atividades « materiais »: arte, pintura, escultura, arquitetura, teatro, música, literatura, filatelia, etc. ? Não há dúvida, a Virgem Maria é realmente um ideal humano-divino que atrai todos os que dêle se aproximam. Os títulos mais diversos, os de maior colorido, lhe têm sido atribuídos para exprimir as suas virtudes e prerrogativas, manifestar a nossa alegria e precisões e desejos. Houve excesso, ou desvio? Em todo o caso, isso não diminui o esplendor do conjunto; e não espanta, nem sequer perturba, aquêle que raciocina e que tem alguma experiência da humanidade.

 

TEOLOGIA MARIANA

 

A. – OPOSIÇÃO ENTRE AS CONFISSÕES.

 

Paralelamente á devoção dos fiéis, desenvolve-se a teologia mariana. A partir do século XVI assume atitude que é em parte conseqüência da oposição protestante. O Protestantismo mantem-se agarrado a certos princípios referentes ao processo de evolução homogênea do dogma, à Tradição, ao Magistério da Igreja, e sobretudo à natureza da justificação pela fé, à insistência sôbre « unicamente » a Escritura, a Graça, a Fé e Deus. Portanto, rejeita em bloco as práticas católicas a respeito da Virgem Santíssima. Os fundadores, pessoalmente, foram relativamente moderados e « tonalizados », especialmente Lutero; mas os discípulos tornam-se radicais, e para êles a Virgem é uma criatura como as outras, sem função mediadora, sujeita ao pecado; pelo que, não admitem veneração, muito menos hiperdulia, vocábulo mal visto e ridicularizado.

Da parte católica surgem brilhantes defensores: S. Pedro Canísio, S. Roberto Belarmino, Suarez, S. Lourenço de Brindes… Começa uma batalha de três séculos… A posição de ambos os campos torna-se cada vez mais nítida. De ambos os lados a luta é veemente e por todos os meios: teses de alto nível teológico apoiadas sôbre argumentos rigorosos, ou então, ironia, sarcasmo, deformação propositada, calunia. Trata-se de ter a última palavra.

 

B. – APROXIMAÇÃO PARA COM OS PROTESTANTES.

 

Os primeiros clarões de uma aurora de luz despontam na Inglaterra nas primeiras décadas do século passado: é o movimento de Oxford. Início tímido; depois, com Newman, cresce em todos os sectores. Ultrapassa as fronteiras anglicanas, lenta porém firmemente. Muitos preconceitos se desfazem de ambos os lados, de modo particular no ambiente intelectual. Juntos, estudam a Escritura, com interpretação mais aberta; nela se encontra património comum, e plataforma para outros contatos fecundos; e assim, no centenário do Movimento, ambas as partes podem felicitar-se pelo caminho percorrido. Assim preparado, o século atual ressente, até à dor, o penoso escândalo dos Irmãos separados. E há encontros e círculos de estudos, cada vez mais frequentes; fala-se abertamente de ecumenismo, e é cada vez mais ardente o desejo de reconciliação e unidade entre as diversas expressões da fé cristã.

E a mariologia? Devemos dizer que a Virgem Maria entra cada vez mais no Movimento, graças a Newman, e que as teses endurecidas tendem a interpretações mais compreensivas. Aliás, é evidente que na longa polémica com o Protestantismo, a doutrina marial se aprofunda e ganha em qualidade. Os grandes temas de maternidade divina, da mediação universal, atacados ferozmente pelos adversários; o tema dos privilégios pessoais e santidade e todas as suas implicações, entram em análise com método amplamente científico e recorrendo assiduamente a Escritura e à Patrística.

A partir da proclamação do dogma da Imaculada Conceição, verdadeira floração mariana enche o correr dos anos: obras específicas, cadeiras de ensino, academias, congressos, bibliotecas, revistas, etc. e um plebiscito grandioso e unânime coroa êste movimento: a proclamação do dogma da Assunção em 1950. Este é, portanto, o século de Maria.

Também é certo que, da parte dos Irmãos separados, tem havido reservas, alarmes, e até manifestações de intolerância, e atitudes dramáticas. Contudo, entre os mais comprometidos, isto ocasionou estudos mariológicos mais profundos, com maior abertura e maior compreensão dos pontos de vista católicos.

 

C. – O AMBIENTE ORTODOXO.

 

No Ocidente, houve duras batalhas nos cinco últimos séculos. Enquanto isso, a Igreja oriental ortodoxa fechava-se sôbre si mesma, muito desconfiada e pouco aberta ao diálogo com os Latinos. No que diz respeito à Virgem Santa, depois de longo período de acôrdo quanto à Imaculada Conceição, começou também a época da discórdia, crescente à medida que aumentava entre os Católicos o acolhimento favorável ao dogma. O mesmo acontece a respeito da Assunção. Ainda que geralmente aceite pelos teólogos, sofre ataques como que de ricochête por causa da fé católica. Em resumo, quanto à doutrina e ao culto mariano, podemos dizer que as duas Igrejas estão substancialmente no mesmo plano; mas temos que dizer também que a proclamação dos dois dogmas tornou mais rígidas, especialmente no alto clero, as posições dos Ortodoxos a respeito do Catolicismo.

No limiar do Vaticano II, lançando olhar retrospectivo, podemos sintetizar em quatro aspectos a pessoa da Virgem Maria na nossa fé: a teologia mariana, as definições e diretivas do Magisterio, o culto litúrgico, o culto popular.

Acabamos de dar uma idéia da mariologia e do culto popular. Os dois outros aspectos não foram abordados. São motivo apaixonante de estudo e de pesquisa para compreender melhor o mistério de Maria na Igreja.

 

D. – O VATICANO II.

 

Pelos quatro objetivos que se propôs, o Vaticano II quis dar ao mundo e particularmente aos Irmãos separados, a imagem verdadeira da face da Igreja. Por isto, na Lumen Gentium, tratando da Igreja, consagrou todo o capítulo VIII à « Bem-aventurada Virgem Maria Mãe de Deus no mistério de Cristo e da Igreja ». Não é possível retraçar aqui toda a história do texto desde a fase preparatória… até à promulgação.

O documento é um sinal ecuménico: insere-se naturalmente na revelação da nova Igreja. Os Padres do Concílio representam e apresentam a cultura, as aspiraçães, a expressão teológica e ascética, a maneira de ver de todos os recantos do mundo. Tudo isto supõe ramificações bíblicas, patrísticas, eclesiológicas, litúrgicas e prospectivas da história da salvação que formam um todo sólido e inatacável. O texto pode ter escandalizado uma parte dos fiéis que não estavam preparados para a orientação resolutamente assumida desde o início da assembléia, e que esperava confirmação do estilo tradicional dos países estrictamente católicos.

Aliás, entre os próprios Padres, via-se nitidamente a tese maximalista enfrentar a tese minimalista consciente das dificuldades que poderiam multiplicar-se nos paises de pluralismo religioso. O embate de opiniões, a maturação dos problemas, a busca do equilíbrio, sob o influxo do Espírito Santo, e numa atmosfera de caridade, permitiu encontrar, o tom certo: A Virgem do Vaticano II surge menos longínqua, menos idealizada, menos mágica, se assim podemos dizer. A missão dela tornou-se-nos mais clara; suas prerogativas, mais compreensivas; ela própria está assim mais próxima de nós, evocando as dificuldades de sua vida e a prática das virtudes. O culto é mais austero? Em todo o caso, pode apresentá-la melhor junto a Cristo.

 

EM QUE PONTO ESTAMOS AGORA NA IGREJA?

 

Ortodoxos e Protestantes foram convidades para as sessões do Concílio. Ouviram e responderam com deferencia, tomaram conhecimento de nosas doutrina e posições. No nível superior, muitos mal-entendidos se dissiparam, respira-se ar renovado, há mútua estima, oração em conjunto, e sobretudo desejo sincero de reconciliação. Tantos obstáculos, especialmente de caráter doutrinário e disciplinar, se acumularam no decorrer dos séculos ! … é preciso conhecê-los melhor e apreciar objetivamente as componentes. Longo é o caminho, mas enveredaram por êle.

Do lado católico, o Concílio acarretou algum desapontamento. Nem toda a gente estava preparada para a nova mentalidade. Desde há muito que havia o costume de atribuir todos os êrros e todas as culpas aos outros, aos dissidentes. A convicção de possuir a verdade toda tinha-nos tornado um pouco «suficientes ». O fermento que atua é salutar; provém do organismo são em vias de crescimento e equilíbrio. O resultado só pode ser positivo.

 

EM QUE PONTO ESTAMOS AGORA NO INSTITUTO?

 

É evidente que a Virgem Santíssima não escapa à problemática atual. E nós próprios. Irmãos Maristas, também sentimos certa dificuldade em aclimatar-nos à prospectiva aberta pelo Capítulo VIII da Lumen Gentium. A grande devoção tradicional no Instituto, as novas diretivas que dimanam do Concílio, as atuais correntes de pensamento que provêm da dessacralização da vida, da diminuição da fé, do desconhecimento global do passado, exigem de nós muita suavidade, culto da verdade, equilíbrio de idéias e senso crítico invulgar.

Atenção! Creio que seria um desastre para a Congregação, e traição à Igreja que conta conosco, que nos considera família religiosa mariana com apostolado específico, e privaríamos injustamente os alunos de um grande meio de salvação, se abandonássemos o caráter especial marista quer na experiência espiritual quer na missão educativa. A vida marista consiste em amar e servir Maria, propagar o seu culto conforme o espírito da Igreja, como maneira excelente de amar e servir cada vez mais perfeitamente a Jesus Cristo.

 

 

26

Devoción popular y teología mariana, del siglo XVI

al Concilio Vaticano II

 

VATICANO II

 

INTRODUCCIÓN: LA ÉPOCA DE FELIPE NERI.

 

Podemos muy bien tomar a San Felipe Neri (1515-1595), cuya fiesta celebramos hoy, como punto de arranque de las grandes líneas que señalan el desarrollo de la doctrina y del culto mariano, en lo que va del siglo XVI al Concilio Vaticano II.

Florentino de nacimiento, es romano por adopción desde 1534, época en que la ciudad eterna pasa de los fastos del Renacimiento a la acción moralizadora de papas como Pío V. En un tiempo de polémicas, muy ajenas por cierto a las actitudes y a los problemas religiosos, es Felipe un cristiano que lleva el testimonio hasta sus últimas consecuencias, que vive, como por un sentimiento innato, el abandono filial en las manos de la Providencia y en su amor a los hombres.

Es tal la transparencia de alma de este hombre, que muy presto se granjea el afecto de los romanos, y los jóvenes, que son verdaderos linces para" distinguir el oro del oropel en materia de conductas personales, acuden espontáneamente a él, le confían problemas íntimos y no lo dejan libre un momento. Podríamos catalogarlo como el apóstol de la alegría y del entusiasmo, como el hombre popular, auténtico intérprete del cristianismo total, que en su persona se hace atrayente y simpático.

Ni que decir tiene que donde hay limpidez espiritual, allí está María. Por ello es Felipe un excepcional servidor de la Señora, un ardiente propagador de su culto y devoción, sobre todo entre los jóvenes, de quienes se considera su mejor amigo. Dejando a sus curas del Oratorio el cuidado de las enseñanzas de tipo apologético y doctrinal, él se preocupa antes que nada de amar a Jesús y a María y de hacer cuanto esté de su parte porque prenda en los demás idéntica llama de amor. Para lograrlo, procura ponerse siempre al alcance de cuantos le rodean.

 

VALOR DE LA DEVOCIÓN MARIANA POPULAR

 

La devoción del pueblo a la Virgen ha sido siempre uno de los aspectos más característicos y conmovedores del Cristianismo. Es una devoción que poco o nada se preocupa de justificaciones teológicas. Brota del corazón, se concreta como por instinto en oraciones, cánticos, promesas, exvotos, peregrinaciones a santuarios, edículos en los ángulos de nuestras calles, imágenes a la cabecera de la cama y tantas otras manifestaciones que un amor creativo sugiere. Los teólogos profesionales muestran sus reservas y hablan de empirismo, de exteriorización, de sentimentalismo y hasta de ignorancia de la verdadera naturaleza del culto. Lo que ocurre es que, en la vida corriente, no solemos hacer gran caso de las categorías intelectuales. Por lo demás, con harta frecuencia, la religión no va mucho más lejos de las llamadas del corazón, donde radica, para muchos, el contenido de la vida espiritual. Intentar que adopten de mal talante otra postura sería poco menos que inútil, cuando no perjudicial.

¿Quién mejor que los educadores y los pastores de almas, para intuir el valor educativo de ese soplo mariano que empuja siempre hacia lo alto ? La preservación de la sana doctrina el mantenimiento de las prácticas religiosas, la serenidad en medio de las dificultades, la alegría del vivir: he ahí, entre otros, los frutos sazonados que produce una generación mariana. ¿Quién no descubre en ello la mejor apología de una devoción que se mueve en la esfera sicológica de lo popular?

Al llegar a este punto, se nos ocurren unas breves reflexiones:

a) Hay apariciones de la Virgen a las cuales no se les puede negar una fe humana, como a cualquier acontecimiento histórico. Ahora bien, en esas apariciones la Virgen suele pedir manifestaciones de culto: plegarias, sacrificios, santuarios. Los fieles responden, de ordinario, con generosidad, y de ahí que surjan por doquier, en todos los continentes, infinidad de lugares de culto, que es tanto como decir de oración y de conversión. En punto a la salvación eterna, la oración es para el cristiano cuestión de vida o muerte, algo asi como el sello auténtico del espíritu religioso.

b) En momentos de necesidades particulares, Dios suscita personas (de ordinario los santos) capaces de llevar la calma, dirigir o entusiasmar a las gentes, según los casos. Dos ejemplos: cuando el gélido jansenismo comienza a extenderse en la Iglesia Católica alejando a las almas de las prácticas tradicionales, surge la figura de San Alfonso Ma de Ligorio, cantor apasionado de la Señora, autor de « Las Glorias de María », libro muy útil para llevar las almas a la confianza y al amor: de dicha obra llegarían a publicarse unas 800 ediciones en diversas lenguas, en el solo espacio de dos siglos. Y San Luis Ma Grignon de Monfort escribía el « Tratado de la Verdadera Devoción », vehículo de difusión de la espiritualidad mariana francesa del siglo XVII, que, a través de Ollier, se remonta hasta Bérulle. El P. Champagnat nos ha legado como herencia los tesoros espirituales de la escuela monfortina, entre ellos el culto a la Virgen, que él mismo había asimilado en el Seminario «San Ireneo » de Lyon.

c) Los papas de la 2a mitad del siglo XIX han sido convencidos promotores de la devoción a María, y el pueblo ha respondido maravillosamente a sus llamadas. En esa lista áurea de Pontífices que podríamos llamar marianos, hay que inscribir los nombres de Pío IX, el papa de la Inmaculada; León XIII, con sus diez encíclicas sobre el Rosario; San Pío X, que en « Ad diem illum » presenta a María como asociada a la obra de Cristo; Benedicto XV, que, en medio de los horrores de la Primera Guerra Mundial, proclama a María Reina de la Paz; Pío XI, autor de una gran encíclica conmemorativa del XV centenario de Éfeso; Pío XII, papa de la Asunción, así como de la consagración de la Iglesia y del Mundo al Inmaculado Corazón de María; Juan XXIII, simpático comentarista de los misterios del Rosario, y Pablo VI, quien, al final del Concilio Vaticano II, proclama a María Madre de la Iglesia.

¿Y qué decir de la influencia de María en actividades temporales: pintura, escultura, música, arquitectura, teatro, literatura, filatelia, etc.? … Sí; la Señora puede realmente presentarse como un ideal humano-divino, capaz de conquistar a cuantos se acercan a Ella. Los más variados títulos, en los que campea la gracia y el colorido, expresan de manera elocuente sus prerrogativas, por un lado, y por otro, nuestras puras alegrías, nuestras necesidades, nuestros deseos. ¿Que a veces hay un tanto de exceso e incluso desviación? Ello no disminuye en modo alguno lo armonioso" del conjunto, y no tiene por qué causar extrañeza y menos aún inquietud a quienes saben discurrir y tienen alguna experiencia de la humanidad.

 

TEOLOGIA MARIANA

 

A. – OPOSICIÓN ENTRE LAS DIVERSAS CONFESIONES.

 

Paralela a la devoción entre los fieles, se desarrolla entre los hombres de Iglesia la teología mariana. A partir del siglo XVI adopta dicha teología una postura que refleja, con bastante exactitud, la oposición protestante.

El Protestantismo es acérrimo defensor de ciertos principios relacionados con el proceso evolutivo homogéneo del Dogma, la Tradición y el Magisterio; con la naturaleza de la justificación por la fe, punto para los protestantes capital; con la insistencia sobre la Escritura única, la Fe única, la Gracia única, el único Dios. Por eso rechaza de plano las prácticas de la Iglesia Católica relativas a la Santísima Virgen. Los Fundadores, Lutero sobre todo, son moderados y saben matizar las cosas; pero algunos de sus sucesores caen en un radicalismo que convierte a María en una mujer ordinaria, sin misión de medianera y sujeta al pecado. Por supuesto, ni siquiera admiten la discusión en punto al culto mariano, mucho menos del de hiperdulía, término que miran con malos ojos y hasta lo ridiculizan.

Del lado de los católicos surge brillante la defensa: San Pedro Canisio, San Roberto Belarmino, Suárez, San Lorenzo de Brindisi, inauguran una batalla que va a durar tres siglos. Las posiciones de los contendientes aparecen, desde el principio, claramente delimitadas. Se lucha, por ambas partes con vehemencia y con las más variadas armas: tesis de alto nivel teológico, apoyadas en rigurosos argumentos; la ironía; el sarcasmo; la deformación premeditada; la calumnia. Siempre quieren ambos tener la última palabra.

 

B. – ACERCAMIENTO ENTRE PROTESTANTES Y CATÓLICOS.

 

Los primeros rayos precursores de una aurora de paz aparecen en Inglaterra en las primeras décadas del siglo XIX: nos referimos al Movimiento de Oxford. Los comienzos son tímidos, pero la eficacia se acrece con Newman en todos los sectores. Se trata de una acción lenta, aunque segura, que va rompiendo las fronteras anglicanas. Caen prejuicios de una y otra parte, sobre todo en los medios cultos. Se emprende un estudio conjunto de la Sda. Escritura, con criterios de una mayor apertura en su interpretación; se descubre en los Libros Santos un patrimonio común y como un trampolín para saltar hacia nuevos y fecundos encuentros. Con razón podemos, en el centenario del Movimiento de Oxford, darnos mutuos parabienes por tanto camino recorrido. Nuestro siglo, así preparado, va a sentir verdadero dolor por el escándalo de la separación entre hermanos. Los encuentros y los círculos de estudio se hacen más y más frecuentes. Se habla ya sin rodeos de ecumenismo, con el deseo, cada vez más apremiante, de reconciliación y de unidad entre las diversas expresiones de la fe cristiana.

¿Y la mariología? Hay que apuntar cómo, gracias a Newman, tiene la Virgen amplia cabida en el Movimiento y "que las tesis más irreductibles se van suavizando por medio de interpretaciones comprensivas. Por lo demás, es obvio que, como consecuencia precisamente de las polémicas entre católicos y protestantes, va ganando no poco la doctrina mariana en hondura y en calidad. Los grandes temas de la Maternidad divina y de la Mediación Universal, objeto en otro tiempo de las furias del adversario, así como los privilegios personales y la santidad, son analizados en todas sus implicaciones, echando mano de métodos científicos de gran altura y acudiendo constantemente a la Sda. Escritura y a la Patrística.

A partir de la proclamación dogmática de la Inmaculada, se da un espléndido florecer mariano: obras de tema específico, creación de cátedras y academias, congresos, bibliotecas, revistas, etc. Corona este movimiento un plebiscito grandioso y unánime: la proclamación del dogma asuncionista, en el año 1950. Estamos en el siglo de María.

Cierto que, en el campo protestante, se han registrado reservas y alarmas e incluso, acá y allá, brotes aislados de intolerancia y de posturas violentas. Pero no es menos cierto que, entre los más comprometidos, ha dado lugar este estado de cosas a un mayor ahonde de los estudios marianos, que se realizan cada vez con más amplitud y comprensión en el campo católico.

 

C. – EL MUNDO ORTODOXO

 

Como acabamos de ver, los últimos cinco siglos han sido para Occidente unos siglos batalladores. Mientras tanto, la Iglesia Oriental Ortodoxa permanecía encerrada dentro de SÍ, recelosa y poco dispuesta al diálogo con los Latinos. En cuanto a la Inmaculada Concepción, tras un largo período de acuerdo, comenzaron las discordias, que se iban agrandando a medida que dicho título iba cobrando arraigo entre los católicos. Cosa parecida ha ocurrido con la Asunción. Aunque los teólogos, admiten en general ese privilegio en María, van algunos a combatirlo, como de rebote, a causa de la fe católica. En resumen, podemos decir que la doctrina y el culto marianos andan más o menos a la par en ambas Iglesias, si bien la proclamación de los dos últimos dogmas ha endurecido, especialmente en el alto clero, la postura de los ortodoxos con respecto al Catolicismo.

Ya en los umbrales del Concilio Vaticano II, al echar una mirada retrospectiva, se puede sintetizar en cuatro aspectos el puesto que ocupa la Virgen en nuestra fe: la teología mariana, las definiciones dogmáticas, las normas del Magisterio, el culto litúrgico. Acabamos de dar una somera idea de la mariología y del culto popular. Los otros dos aspectos no han sido tratados. Nos hallamos ante un tema apasionante de estudio y de búsqueda que han de ayudarnos a comprender mejor el misterio de María en la Iglesia.

 

D. – EL CONCILIO VATICANO II

 

El Concilio Vaticano II ha querido, a través de los cuatro fines que se ha propuesto, ofrecer al mundo, y en particular a los hermanos separados, la imagen del verdadero rostro de la Iglesia. Por eso ha dedicado en la Constitución dogmática « Lumen Gentium » sobre la Iglesia, un capítulo, el 8°, a « La Santísima Virgen María, Madre de Dios, en el misterio de Cristo y de la Iglesia ». No vamos aquí a rehacer la historia del texto: fases ante preparatoria y preparatoria, primera sesión, intercesión, segunda sesión, segunda intercesión, debates en la 3a sesión, voto de las enmiendas, voto sobre las últimas modificaciones, promulgación.

El documento es, antes que nada, un signo ecuménico: por eso va inserto en la revelación del nuevo rostro de la Iglesia. Los Padres conciliares eran los representantes de la cultura, aspiraciones, expresión teológica y ascética y de los pareceres de todo el mundo. Ello implica un enraizamiento en la Biblia, Patrología, Eclesiología, Liturgia, y unas perspectivas de la historia de la salvación que forman un todo de solidez invulnerable. Acaso el texto haya decepcionado a los fieles que no estaban preparados para una orientación decididamente adoptada desde los comienzos de la magna Asamblea, y que esperaban ver en él una confirmación del estilo tradicional propio de países católicos.

Por otra parte, los mismos Padres pudieron ver claro cómo la tesis maximalista se enfrentaba con la minimalista, consciente de las dificultades que posiblemente se crearían en países con pluralismo religioso. El contraste de opiniones, la maduración de las cuestiones, la búsqueda del equilibrio, bajo la acción del Espíritu Santo y en una atmósfera de caridad, dieron con el justo medio: La Virgen del Vaticano II ha salido de él menos remota, menos idealizada, menos legendaria quizás. Su misión aparece, por el contrario, más clara y sus prerrogativas más comprensibles. La misma Virgen aparece así cercana a nosotros en las dificultades de su vida y en la práctica de las virtudes. ¿ Que la austeridad ha sido la nota puesta por el Concilio Vaticano II al culto mariano? Aunque así fuera, podemos hoy situar a la Virgen más cerca de Cristo.

 

¿QUÉ CAMINO LLEVAMOS HOY EN LA IGLESIA?

 

Ortodoxos y protestantes han sido invitados al Concilio. Han escuchado y respondido con deferencia y han podido darse perfecta cuenta de nuestra doctrina y posiciones. Por fin, han desaparecido falsos prejuicios, se respiran aires nuevos, ha renacido la estima mutua, rezamos juntos y, sobre todo, anhelamos la reconciliación. ¡Habían surgido tantos obstáculos, sobre todo de tipo doctrinal y disciplinario, con el correr de los siglos! Vale más reconocerlo así lealmente y apreciar las cosas con objetividad. El camino es largo, pero estamos ya en marcha.

Del lado católico, el Concilio ha podido sembrar algún descontento, pues hay gente que no estaba preparada para recibir la nueva mentalidad. Desde tiempo inmemorial, nos habíamos acostumbrado cómodamente a echar sobre el adversario errores y culpas. Convencidos de que poseíamos toda la verdad, nos habíamos dejado llevar de cierta autosuficiencia. La nueva levadura tiene que producir efectos saludables, por cuanto proviene de un organismo sano, en vías de crecimiento y de equilibrio. El resultado ha de ser, por fuerza, positivo.

 

¿CUÁL ES NUESTRA POSICIÓN ACTUAL EN EL INSTITUTO?

 

El tema de la Virgen no es ajeno ciertamente a nuestra problemática actual. Y los Hermanos Maristas no nos aclimatamos por las buenas a las perspectivas de futuro que abre el capítulo VIII de la « Lumen Gentium ». Diversas circunstancias están exigiendo de nosotros mucha flexibilidad, un culto verdadero de la verdad, un equilibrio de pensamiento y un sentido crítico fuera de lo corriente. ¿Cuáles son esas circunstancias que así nos apremian?: la gran tradición, que hemos heredado, de una gran devoción mariana: las nuevas orientaciones del Concilio; las corrientes del pensamiento actual, consecuencia lógica de la desacralización de la vida, disminución de la fe y desconocimiento general del pasado.

¡Atención al peligro! No podemos arrancar de nuestras experiencias espirituales y de nuestra misión educadora la impronta mariana, so pena de acarrear grave daño al Instituto, traicionar a la Iglesia, que cuenta con nosotros como familia religiosa mariana con un apostolado específico, y privar a nuestros alumnos de un poderoso instrumento de salvación Nuestra vida como Maristas consiste en amar a María, servirla, propagar su culto, según el espíritu de la Iglesia, como medio muy apto para llevarnos al amor y al servicio de Jesucristo.

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